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Superstizioni
di Bruno Iannazzo


Un uomo non deve mai raccogliere l'erica
Una delle superstizioni che mi ha affascinato di più è quella per cui se un uomo raccoglie dell'erica per farne una scopa avrà solo figlie femmine.
L'erica è un arbusto molto comune nella macchia mediterranea, in dialetto viene chiamata "scupulu", ad indicare l'uso che ne viene fatto per costruire scope.
Non ho idea dell'origine di questa superstizione che potrebbe essere antichissima, forse addirittura legata a culti pagani.

 
Un cespuglio di erica
La notte dell'Epifania gli animali parlano
La notte dell'Epifania è ricca di tradizioni e superstizioni che mescolano elementi pagani ed elementi cristiani. Il fatto stesso di chiamare la festa dell'Epifania "'u Bambinellu", deve essere ricollegata al calendario ortodosso, che fa cadere la nascita di Gesù nel giorno dell'Epifania più che all'adorazione dei Magi.
La tradizione vuole che gli animali, solo nella notte del Bambinello, possano parlare. E quindi occorre trattarli bene, perché altrimenti potrebbero lanciare delle maledizioni contro i propri padroni.

U monachellu
Questa tradizione è comune in tutti i paesi della Calabria e non solo, con diverse varianti.
Comunemente si pensa che esista un folletto, vestito da monaco e alto poche decine di centimetri che va a visitare di notte le persone sedendosi sul loro petto. Il monachello ha un lungo cappello: se si riesce ad acchiapparlo, il monaco sarà costretto a rivelare l'ubicazione di una pignatta piena d'oro.
Naturalmente è difficilissimo acchiappare il monachello perché durante il sonno si è fragili e di certo non pronti a un gesto rapido come quello di acchiappare il cappello.
In alcune varianti si dice che il monachello rubi il fiato alle persone, in altre si dice che chi è riuscito a ottenere il tesoro, poi è stato colpito dalle più gravi disgrazie finendo per perdere tutto il tesoro e anche di più.
Sicuramente questa leggenda è legata alla fragilità dell'uomo durante il sonno e realizza la paura istintiva di poter essere aggrediti durante il sonno e la scarsa coscienza che seguono il risveglio

Il gabbo colpisce, la bestemmia no
Bellissimo detto che entra nel cuore della cultura gizzerota, attraverso il concetto di "gabbo". Il gabbo è in parole povere la meraviglia che si prova nel vedere una persona ridotta male (in realtà "il gabbo" è molto di più, ma richiederebbe una pagina a sè), una meraviglia spesso associata a un celato godimento. La superstizione vuole che chi prova questa meraviglia poi si troverà nella stessa situazione della persona commiserata. La bestemmia invece è un augurio di morte o sciagura riferito a una persona, e può "colpire", cioè avere effetto, ma in genere non lo fa.
Al di là della semplice superstizione, il detto nasconde una verità molto forte e cioè che la vita presenta inevitabilmente alti e bassi e non si può escludere che quello che commiseriamo negli altri, ci capiti in un momento futuro.

Superstizioni agricole
Il paese vanta le classiche superstizioni agricole diffuse un po' dappertutto.
Non bisogna raccogliere prodotti per conserve quando soffia il vento da levante, molto meglio scegliere i giorni in cui soffia il libeccio. Una volta ho letto da qualche parte che questa superstizione ha una qualche spiegazione, infatti il levante soffia dall'entroterra e quindi porta spore di funghi, mentre il libeccio soffia dal mare e quindi è più puro.
La tradizione impone anche che non bisogna raccogliere neanche quando c'è la luna nuova.

L'affascinu
L'affascinu è il malocchio non sempre inteso come una magia malvagia, ma come involontaria manifestazione dell'invidia. Il concetto di affascinu con le sue sfaccettature e i suoi rituali merita più che un paragrafo, quindi mi riservo di dedicargli una pagina apposita un giorno o l'altro.

Fonti e bibliografia
Fonte orale: Ettore Iannazzo.

Se avete commenti, non esitate a inviarmeli.

Commenti ricevuti:

nome: francesco di cirò
messaggio: buonasera, mio nonno mi raccontava spesso del monacheddo, mi diceva che viveva nella loro casa, lo vedevano spesso su una vecchia trave in legno, li prendeva in giro, faceva scherzi molto fastidiosi, a volte faceva anche del male, spesso di notte li spaventava. Poi hanno cambiato casa, ed il Monacheddu gli disse in dialetto: "un te preoccupara ca vegnu a tutti i part a ddu si tu", poi però non lo videro più.

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