Abbiamo l'onore di pubblicare alcuni dei racconti
di Maura Gigliotti, giovane scrittrice
di origine calabrese: suo nonno era di Cicala
e sposò una donna gizzerota, Marietta Sassi.
I racconti sono "FIORE: Rudolf
Weiss di anni 27" e "LUCE:
Mancuso Pietro di anni 22", tratti dalla
raccolta "Racconti perduti".
Si respira l'aria dei tempi andati, tempi che
alcuni ancora ricordano, perché li hanno vissuti,
mentre i più giovani, come chi scrive, li conoscono
attraverso i racconti dei genitori e dei nonni.
Tra le altre opere della scrittrice ricordiamo
"Racconti cicalesi" e "Calabreanomalie",
volume pubblicato dall'editore La
Mongolfiera.
Potete inviare i vostri commenti all'indirizzo gizzeria@iannazzo.it
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"FIORE, Rudolf Weiss di anni 27"
(un racconto di Maura Gigliotti)
"LUCE, Mancuso Pietro di anni 22"
(un racconto di Maura Gigliotti)
C'è sempre da imparare
(un racconto di Rocco Chinnici)
Il sorriso della felicità (un racconto tratto da
un'opera tetrale di Rocco Chinnici)
FIORE Rudholf Weiss di anni 27
"Peppino Peeppino Peeeppino Peeeppiiinooo"
"Nonnò avete visto Peppinuzzo?"
Nonnò si volta si accarezza i baffi bianchi. Ha gli occhi sorridenti Nonnò pieni di sole e di storie da raccontare.
Nonnò guarda Giulietta si fa più bella ogni giorno che passa ha i capelli color del grano e gambe lunghe
"No Giulietta non l'ho visto chissà cosa starà combinando quel fanfarone di tuo fratello".
Giulietta rientra in casa la luce morbidamente si adagia nella stanza regalando penombra e un bel fresco.
E' Agosto a Cicala. Un agosto caldo erano anni che non faceva così caldo dice sempre Massimo u guardiu ma lo dice ogni anno
e non è credibile se non fosse per quegli occhi belli che ha pensa Giulia entrando in cucina.
Isabella una delle donne di servizio con le mani affondate in un cumulo di farina bianca sapientemente impasta.
Oggi si panifica in casa Gigliotti. L'odore del lievito naturale impregna l'aria a Giulietta piace quell'odore sa di
Natale e dei pranzi Domenicali quando viene anche il prete ad onorare la tavola.
"Isabella dite a mamma che Peppino non l'ho visto" "U sacciu iu duvedi chiru delinquente" risponde a capo chino Isabella
senza smettere di impastare altrimenti la magia si perde ed il pane non viene alto e soffice come piace a Don Pietro.
"Buon giorno Don Peppino". La giovane donna dagli ampi fianchi saluta Nonnò seduto sugli scalini dell'Ufficio Postale
di cui Don Peppino è il reggente. "Salute Donna Rosa dove andate" "Vado a cavare patate Don Peppino.
Se ne volete ve ne porto una cesta" Nonnò sorride infilando le dita nelle tasche del panciotto "Donna Rosa me la fareste
n'ambasciatella?". La donna lo guarda e sorride quando Don Peppino chiede di fare n'ambasciatella ha in mente qualcosa
"Certo Don Peppino ditemi" "Avvicinati figliola che non ti mangio mica". Rossella è un po' titubante ma si avvicina
ugualmente chinandosi verso l'uomo. Rapidamente Nonnò estrae dalla tasca del panciotto una pompetta ad acqua infila
la mano sotto la lunga gonna della giovane donna e spruzza l' acqua fresca tra le gambe dell'ignara fanciulla
"Oh via Don Peppi' ma che fate" Ride la donna fa caldo e quel fresco inatteso è friccicante e piacevole
"Te fresculiu na poco figlia bella" Rosellina va via col sorriso sulle labbra Don Peppino è così allegro e divertente
e poi è l'unico in paese che la chiama Donna Rosa lei Rosellina degli Stroscia.
Rosellina pensa al figlio di Don Peppino così diverso dal padre. Don Pietro u miedicu serio silenzioso e bello che sembra
un principe. Rosellina porta a cista sulla testa e pensa a Don Pietro sull'altare e si vede bella e vestita di bianco
in mezzo ad un mare di rose e comincia a cantare e la gente si affaccia dalle finestre per vedere chi è che con questo
caldo ha voglia di cantare "Chinedi che canta cummà?" "E' Rosellina degli Stroscia chira a capu nun l'aiuta".
E Rosellina va via con il canestro sulla testa ed i fianchi generosi che ondeggiano come una barca sul mare.
I tedeschi sono accampati a ad un chilometro dal paese. Nella località detta Pietro Vatieri. Non troppo vicino per non
infastidire gli abitanti e non troppo lontano da rendere tutte le operazioni necessarie ad un campo militare troppo faticose.
Gli italiani invece sono accampati nel paese hanno requisito la proprietà del sindaco e ci si sono installati godendo di
tutti i benefici loro concessi da tale vicinanza e dall'essere poi l'esercito stanziale.
Peppinuzzo preferisce i tedeschi hanno divise più nuove ed armi lucide. Hanno cioccolata e sigarette gli italiani
invece hanno fame e solo quella. Peppinuzzo sa già dove andare gli altri lo aspettano alla conicella.
Ninetto Gigi Felicetto Mario e Faustino seduti davanti all'immagine della madonna guardano verso il campo Peppino è quello
che parla meglio lui troverà il modo di farsi capire dai tedeschi e poi è il figlio del medico lui sa trattare con certe gente.
Peppino va verso l'ufficiale glielo ha indicato Ninetto lo ha visto parlare con il sindaco è spavaldo Peppinuzzo su
quelle sue gambette magre incede tranquillo i tedeschi lo guardano e sorridono a questo bimbetto scuro che punta dritto
verso l'Ufficiale Maggiore. "Buon giorno Ufficiale io sono Peppino ma potete chiamarmi Peppinuzzo" fa così Peppino e tende
la mano verso l'uomo che divertito lo osserva. Peppino gli arriva poco sopra le ginocchia è alto l'ufficiale maggiore
Reinholf Weiss ha poco più di 27 anni ed una bella ragazza che lo aspetta a Colonia. Dovevano sposarsi a maggio ma è
stato richiamato in missione ed è dovuto partire di notte senza salutare la sua Anna. Ha consegnato una lettera a sua
madre pregandola di recapitarla ad Anna una lettera piena di parole d' amore e di speranza per quel loro futuro insieme
Anna bella da togliere il fiato Anna dai capelli lunghi e neri così poco consueti nel suo paese e quel bambino ha lo
stesso colore dei capelli di Anna Reinholf lo guarda e pensa che vorrebbe essere a casa. Tende la mano verso il bimbetto
ed in un italiano un po' accidentato si presenta. Peppino è soddisfatto stringe la manona dell'ufficiale che lo guarda
sorridendo è alto alto che quasi non riece a veder la fine ed ha un sorriso buono Peppino è abituato a guardare la gente
negli occhi per capire fino a che punto può arrivare. L'ufficiale gli dice qualcosa peppino non capisce nulla di quello
che l'omone gli dice ma fa segno di sì. Accondiscendenti ma non troppo come dice nonna Giulia parlando degli invasori
come li chiama lei. Poi Peppinuzzo si volta e va verso il ciglio della strada prende delicatamente una margheritina
che si lasciava accarezzare dai raggi del sole e stringendo la margherita tra il pollice e l'indice con il braccino teso
si riavvicina all'ufficiale. Tutti i soldati che sono lì intorno osservano la scena divertiuti. Un bimbetto magro e scuro
in bermuda e sandaletti con una cannottiera che forse un tempo era bianca si avvicina con il braccino teso all'Ufficiale
Weiss tra le dita stringe una margherita ha lo sguardo fiero come se stesse facendo qualcosa di veramente importante
vitale. L'Ufficiale lo guarda ed istintivamente tende una mano verso il fiore. Peppino con lo sguardo lo ferma il
tedesco si abbassa verso di lui vuole capire cosa è venuto a fare fin qui questo bimbetto. Peppinuzzo scandendo bene
sillaba per sillaba dice all'ufficiale biondo e lungo
" O R A R I P E T I C O N M E ".
L'Ufficiale si abbassa fino a che il suo viso è occhi negli occhi con il bimbetto magro
"Io ripetere"
dice con tono assolutamente serio e Peppino con il cuore in gola perchéil momento è veramente importante
tendendo la margherita
"Te cumpare te ssu iure"
e porge il fiore all'Ufficiale che lo prende tra le sue mani e la margherita sembra sparire avvolta dalle dita
forti ed abbronzate dell'uomo
"Tie cumpa tie sto iore"
Peppinuzzo gli fa segni di ridarglielo l'uomo lo restituisce la truppa guarda lo scambio tra l'ufficiale insolitamente
gentile ed il bambino.
"Me la datu bonsignore"
e nuovamente tende la margherita verso l'uomo che con estrema delicatezza quasi improponibile per quelle mani di
fatica lo prende "Ma ladato bonsignora" e prima che Peppino glielo richieda gli passa la margherita le manine sottili
stringono il fiore fieramente anche intorno il venticello sembra farsi più mite ed il frinire impazzito dei grilli
più silenzioso "Bonsignore me l'ha dato e cumpari simu restati" urla Peppino e sul viso gli si allarga un sorriso
affacciato sul futuro di quegli anni di bambino inconsapevole. L'ufficiale Weiss riprende la margherita tra le mani e
guarda il bimbo sorridere potrebbe essere suo figlio suo e di Anna sorride anche lui contagiato dalla felicità del bimbetto
e sorridono i soldati che per un attimo lasciano quel campo quella guerra e quella terra non loro e ripensano alle madri
ai padri alle sorelle alle fidanzate lontane che aspettano. "E cumpa semiu retato" Sorride il tedesco occhi negli occhi
con Peppinuzzo che gli spiega che quello è il fiore di San Giovanni e che ora loro sono compari "Chiru che du tuo e du mio
e chiru che è du mio e du mio" ride Peppino e già pregusta il giro in sidecar sotto gli occhi allibiti di Ninetto e
di Mario e di Felicetto costretti dal comparaggio ad obbedire ai comandi di Peppinuzzo e porta l'acqua e porta le patate
e prendi i pomodori dall'orto perché poi i tedeschi ci regalano le sigarette e ce li fumiamo tutte di nascosto mentre
il vento accarezza i neri capelli di peppino ed l'ufficiale pensa ad Anna e pensa che presto tornerà a Colonia e la
sposerà ed avranno uno due tre figli con i capelli scuri come Peppino. Corre il sidecar sulla strada incerta perplessi
i contadini osservano questo omone biondo che porta a spasso u igliu du u miedicicu che quasi sparisce intra chira
casciabanca. Corrono Peppinuzzo e Rudholf con i loro sogni ed i loro desideri che volano via portati dal vento di
un agosto di montagna.
Corre come il vento l'anima di Rudholf Weiss di anni 27 caduto nell'imboscata di Bocca di piazza falciato dalla contraerea
inglese. Corre verso la sua terra verso i campi color del grano e verso la sua Anna dai capelli neri.
Corre verso la sua impossibile giovinezza ed i suoi anni perduti.
Per sempre.
LUCE, Mancuso Piero di anni 22
C'è grande folla intorno alla casa. Tutti guardano verso l'alto. Ed aspettano.
C'è Carmelina che ha un fazzoletto in testa ed uno scialle di lana che le copre
le magre spalle accanto a lei Mario suo figlio. E' un bel bimbo scuro scuro e grassottello.
Carmelina gli accarezza la testa piano piano e gli dice che presto il suo papà tornerà e porterà
loro dei regali bellissimi.
Il suo papà Piero che è partito per fare la guerra in un paese lontano il cui nome Carmelina
non lo sa neanche pronunciare. C'è Peppino che ha quattro sorelle Ada Pina Wanda Giulia tutte
vestite a festa con grandi fiocchi sulla testa.
Peppino tira i capelli a Pina che vuol essere chiamata Donna Peppina ed ha solo cinque anni.
Donna Peppina si volta stizzita e gli fa la linguaccia. Giulia che è la più grande dice loro
di fare silenzio e di aspettare Ada e Wanda si tengono per mano intimorite. Ada l'indomani partirà
per il collegio e non vede l'ora di raccontare questa giornata alle sue compagne.
Ci sono Maria Para Para e Sarino Bruttulupo loro ne hanno visti di anni. Anni pazzi di guerra e di fame.
D'amore e di morte. Si tengono per mano come quando Sarino ha portato Maria sull'altare ed il prete
li ha sposati. Sarino ha 86 anni Maria ne ha 80. Sarino ha un male brutto e Maria sa che tra poco
Sarino se ne andrà ma lei ha deciso di andare via con lui. Maria stringe la sua mano e gli fa cenno
di guardare in alto che il futuro stanotte si affaccia lì da quella finestra.
Andrea e Marcella si sono sposati da poco. Marcella ha il ventre rotondo e si accarezza la pancia e
sussurra piano "Igliu igliu bellu tutto chissu è pi tia" Andrea appoggia la mano sul ventre di
Marcella che stizzita gliela toglie. Non sta bene fare certe cose davanti a gente.
Andrea la guarda e pensa che è bella Marcella col naso all'insù aspetta non vede come la guarda
Don Pippo il farmacista l'uomo a cui fa i servizi. Don Pippo che quel giorno l'ha presa da dietro
e l'ha ingravidata. Ma Andrea non lo sa, nessuno lo sa, neanche Don Pippo,
ma Marcella sa. Questo è figlio di signori. Andrea stringe la mano di Marcella. Lei si volta a
guardare Don Pippo e tutti aspettano.
Il cielo è stellato. Miliardi di stelle sorridono. Il buio avvolge i sogni e le speranze di
tutta quella gente. La casa del medico ha le imposte spalancate tutto è immobile e silenzioso
le stelle rimandano una luce fugace quasi intimorite da questa strana attesa. All'improvviso
un rumore sordo erompe tra la folla gli occhi rivolti in alto verso quelle finestre un lampo
una luce accecante improvvisa che tanto rapidamente si accende quanto rapidamente si spegne
e poi silenzio e lacrime e urla
"A vidisti a vidisti"
"A vidivi a vidivi"
"Come i fuochi che cadono dagli aerei"
"Mariuccio Mariuccio che bello forse anche il tuo papà è riuscito a vederla e magari ci sta pensando"
"Il futuro Sari' l' hai visto il futuro" fa Maria Para Para abbracciando l'omino che da
sessant'anni non rientra mai in casa se non con un mazzetto di fiori.
Marcella piange in silenzio le lacrime rotolano giù dalle guance Don Pippo la guarda è bella
Marcella sa di primavera e di sole ha cosce sode e mani abituate alla fatica Andrea lo guarda
Andrea sa e Don Pippo abbassa lo sguardo mentre il marito teneramente asciuga le lacrime in
cui annegano pian piano gli occhi di Marcella.
Peppino fa il girotondo con le sue sorelle sotto gli occhi amorevoli di Don Pietro u miedicu
che si guarda questi figli belli e pensa alla sua casa tutta illuminata ed ai suoi nipoti che
un giorno giocheranno mangeranno correranno attraverso quelle stanze piene di luce e di vita.
Il cielo stellato saluta i Cicalesi e regala loro la luce buona delle stelle a scaldare gli animi
ed i cuori di gente semplice ma felice. Felice sì perché oggi è un giorno di festa.
"Quante perdite stanotte sergente?"
"Per fortuna poche colonello"
"Ho chiesto quante sergente non un sua valutazione"
"Una colonello"
"Nome"
"Mancuso Piero nato a Cicala il 24 marzo 1923 di Mancuso Emiliano e Talarico Natalina
coniugato con un figlio"
"Disponi notifica alla famiglia. Oggi è un giorno di dolore per loro"
Sotto il cielo stellato della Yugoslavia immobile sta il corpo del soldato semplice Piero Mancuso.
Sulle labbra scolpito un sorriso e dentro gli occhi tutto il suo mondo perduto.
Mancuso Piero di anni 22.
C'E' SEMPRE DA IMPARARE
Quando si è convinti che della vita si è
compreso tutto, non ci si rende
conto di non avere appreso proprio niente.
Un giorno, di tanto tempo fa, un signore che stava recandosi
in macchina nei
pressi di Ficuzza, alla vista di un vecchietto curvo sul
vecchio paniere,
intento a raccogliere funghi, si fermò e gli si
avvicinò. - Buon giorno
nonnino! - Disse - Come va, come va la ricerca micologica?
-Buon giorno a vossignoria! Ma... che ha detto, che ha
detto?
-Oh, niente!- Rispose quel signore al vecchietto che conosceva
solo campi e
boschi. E finì che, camminando accanto al vecchietto,
mise in mostra il suo
sapere. - Lo sapete - diss'egli al buon vecchietto, -
a che altezza siamo
sopra il livello del mare?
-Non lo so proprio!
-Lo sapete quant'acqua pompano a Palermo i motori del
lago di Piana degli
Albanesi?
-Vossignoria chiede di cose!... - Mentre quello continuava
a tempestarlo di
domande. Il vecchietto, meravigliato e nello stesso tempo
mortificato,
inghiottiva una dopo l'altra, le tante risposte sconosciute.
Tra una domanda
e una risposta, finì che ognuno riempì il
proprio contenitore di funghi.
-Sapete - continuò con cattedratica oratoria, -
io ho studiato a..., io sono
stato a..., io ho visitato il...; e la distanza, la distanza
che c'è fra
Marte e Nettuno, la sapete? E la velocità della
luce?
-Il vecchietto ascoltava stupito. Ritornati sulla strada
dove si trovava la
lussuosa macchina. si salutarono: -Arrivederci! Io sono
il Professor Raveri,
Docente Universitario della Cattedra di Ingegneria Nucleare
di Palermo.
-Il vecchietto, sconfortato per non aver saputo dare una
risposta, e
imbarazzato davanti a tutti quei titoli, divenne più
piccolo di quant'era, e
sussurrò leggermente: - Io sono solo Carminu di
Belmonte Mezzagno, a
servirla! - E si congedarono. Il vecchietto, arrivato
a casa, raccontò tutto
quanto alla moglie Concettina, seduta a filar la lana,
accanto al braciere
acceso.
-Concettina, dovevi sentirlo! Che persona istruita! Non
c'era cosa che non
sapeva: il mare, le stelle, mi disse pure dell'acqua del
lago di Piana degli
Albanesi!.
-E... dimmi una cosa, ma. due funghi, glieli hai dati?
-Ma quando mai! Fui così preso da tanto sapere,
dalle novità che mi
raccontava, che l'ho pure dimenticato; ma se non sbaglio,
anch'egli riempì
il sacchetto.
-E di che funghi, di che funghi?
-A dire il vero. sentivo che parlava, parlava, ma che
qualità raccoglieva
non ci ho fatto caso; domani gli telefono, sai, mi ha
dato anche
l'indirizzo.
L'indomani il primo pensiero fu quello di telefonare:
-Pronto! Pronto? Parlo
con la famiglia Raveri? Cercavo il dottore. non c'è?...
Ah! E' morto?... E
come?... Per i funghi? - Posa il telefono e casca sulla
sedia
borbottando: - Minchione! Concettina, è morto!
-Morto. chi, il dottore? E come?
-Per i funghi!
-Per i funghi?- Fece Concettina meravigliata. - E tu glieli
hai controllati
se erano buoni, o no?
- Come facevo, Concettina? Di quante cose sapeva, andavo
a pensare che non
conosceva i funghi?
"Tintu chidd'omu ca mori pi li funci,
pirchì a stu munnu 'un c'e cristu ca lu chianci."
IL SORRISO DELLA FELICITA
Viveva, molto tempo fa, in una lussuosa villa della
Palermo "bene", una donna ricca e vanitosa.
Gli agi e i lussi più costosi erano per lei motivo
di vita. Non conosceva altro che danaro, gioielli e vestiti
di pregiatissime stoffe. Finì che un giorno, non
avendo più cosa desiderare, s'Bammalò di
un grosso male: l'apatia. Non mangiava più, non
amava adornarsi come prima soleva fare, tanto che non
uscì più nemmeno di casa; si chiuse in una
stanza e non volle più ricevere nessuno, ad eccezione
dei migliori medici specialisti della città, che
la visitarono da capo a piedi, ma... nessuno riuscì
a capire quale fosse il suo vero male o le cause che inducevano
la ricca signora a rifiutare anche la sua immagine riflessa
allo specchio. Molti ebbero a dire che per lei erano morte
anche le speranze di guarigione. Nei paesi della provincia
si sparse la voce di quel male che affliggeva la ricca
signora.
Un giorno si presentò, davanti al cancello della
villa, una vecchietta curva che si sorreggeva ad un bastone;
chiese alla servitù di essere ricevuta dalla padrona.
I maggiordomi si guardarono, curiosi di sapere cosa avrebbe
potuto fare quella vecchietta, decisero di farla entrare,
e la condussero nella stanza dove si trovava la signora.
Questa stava seduta in un angolo; a guardarla, sembrava
che stesse specchiandosi e chiedere allo specchio con
quegli occhi dallo sguardo assente, i perché di
quella mancata gioia di vivere.
-Mia cara signora lei non ha niente!- Disse la vecchietta,
sorridente. -Dimenticanze! Nient'altro che dimenticanze!-
Continuò.
-Non s'è accorta, lungo la sua vita che fra tutti
gli acquisti: cavalli, auto, gioielli... ha dimenticato
di fare l'acquisto più bello.
-Non è vero! Ho tutto!- Esclamò.
-Quando pare che dalla vita abbiamo avuto tutto- continuò
la vecchietta, -dovremmo, invece, accorgerci di non avere
avuto quasi niente!
-Io le dico che a me non manca proprio nulla!- Rispose
la ricca signora, mentre la vecchietta continuava a guardarla
con un sorriso sereno.
-Anzi, guardi!- continuò, prendendo una campanella
a lei vicino e, movendola due volte: subito accorse la
cameriera; la mosse tre volte e comparve il maggiordomo.
-Come vede- disse la signora -chiamo, e tutti corrono;
persino il giardiniere e l'autista posso chiamare, sa?
Tutti, e tutto!
-Sì?- Rispose la vecchietta -Provi a chiamare,
dunque, ciò che le manca: la felicità! Essa
non accorrerà mai, perché è dentro
di noi.
La signora suonò, e suonò ancora..., ma,
dall'uscio non apparve nessuno; delusa guardò il
maggiordomo, la cameriera che, mortificata, a sua volta,
abbassò gli occhi a terra, poi guardò lei,
la vecchietta, e, in quel viso increspato, vide apparire
un sorriso ondulato; solo allora capì quanto di
bello era venuta ad offrirle la vecchietta: un sorriso,
un semplice sorriso di felicità.
Rocco