Jazzaria
di Carmine Cicco
Si dice che Jazzaria sia progredita,
ma se ripenso all'epoche passate,
canti, balle e serenate
dal confronto me ne esco amareggiato.
Eravamo genuini
parlavamo soltanto u jassarotu,
mentre, adesso persino gli anziani
s'azzardano a parlare l'italiano.
Uomini, donne e guaiunelli,
partivano per la campagna,
la sera rientravano con la legna
ed era un'allegria quel focarello.
Sul fuoco, bollivano le pignate,
patate, surachi e pochi odori,
eppur vorrei tornare a quelle annate
per essere felice e gustare quei sapori.
Le feste poi, San Giuanni e a hera da cona
l'aspettavamo in allegria,
era per noi una gran cosa.
Mettevamo le scarpe e i vestitini nuovi,
ascoltavamo la messa quasi in posa
e poi alle bancarelle di gran corsa.
C'era e menu? E no... c'era tantu
vado cercandu chillu co c'è cchiù
cercando lo ritrovo in un rimpianto
perché c'era e cchuù, c'era la mia
gioventù.