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Gizzeroti nel mondo
Mario Guadagnolo, da ragazzo di Calabria a sindaco di Taranto

La storia di Mario Guadagnolo sembra uscita da un film o meglio da un romanzo e dimostra che a volte anche ciò che sembra impossibile può accadere, dando a tutti la speranza in un futuro migliore.

Mario Guadagnolo è nato a Gizzeria, paese di alta collina del versante tirrenico calabrese, ma in particolare è nato nelle campagne povere di paese, in un periodo durissimo per l'economia agricola: l'immediato dopoguerra.

Era ancora il tempo dei padroni e dei lavoratori alla giornata che faticavano a mandare avanti le loro famiglie numerose. I possibili destini di Mario erano due: la miseria di una vita da bracciante o l'emigrazione e l'addio ai propri cari e la propria terra.

La società calabrese del tempo non offriva altre alternative eppure in questo caso qualcosa è successo. Per una serie di colpi di fortuna, grazie al fatto che era il figlio più piccolo della famiglia ed essendo aiutato da persone che hanno creduto in lui è riuscito a sfuggire al destino e volare alto.

Prima le scuole, aiutato e incoraggiato da maestri e da brave persone che hanno riconosciuto le sue capacità, poi le scuole superiori e l'università a Taranto, aiutato dal fratello maggiore che era carabiniere in quella città e infine la carriera professionale che lo ha reso professore e la carriera politica in cui ha raggiunto uno dei massimi livelli diventando sindaco.

La sua storia è raccontata nel libro autobiografico "S'è fatto professore", scritto da Mario Guadagnolo ed edito da Scorpione editore. E non è il solo libro scritto dal prof. Guadagnolo, anzi la sua bibliografia oggi conta ben 10 libri.


D> Professor Guadagnolo, la sua città di elezione è certamente Taranto, anche se siamo certi che non abbia dimenticato la Calabria. In che modo si sente legato ai luoghi dove ha vissuto la sua infanzia e adolescenza?

R> In modo forte. Ricordo i luoghi della mia infanzia: il Maricello dove mio padre possedeva un piccolissimo podere e una casetta, una stanza nella quale vivevamo in nove persone, sette fratelli e due sorelle. Mio padre era un bracciante e quel fazzoletto di terra serviva alla mia famiglia per produrre gli ortaggi necessari alla nostra sussistenza. Noi vivevamo al Maricello per tutta la settimana. La domenica salivamo (a piedi) in paese a Gizzeria dove mio padre aveva una casa al rione Timpone. Il ricordo di questi luoghi si lega inscindibilmente a quello dei miei genitori e questo mi procura insieme gioia e malinconia poichè essi se ne sono ormai andati. Ci torno sempre volentieri. Per noi calabresi le radici sono fondamentali e le mie radici sono a Gizzeria.


Mario Guadagnolo al Timpone
con i genitori Giuseppe e Caterina Villella
D> Nel suo libro "S'è fatto professore" racconta gli episodi della sua infanzia, ma c'è qualche aneddoto o qualche racconto che non è scritto sul libro e che ci vorrebbe raccontare? Come ricorda il paese?

R> Ci sono mille episodi tutti legati alla vita dei campi. La semina, la mietitura, la trebbiatura del grano, il raccolto. Ricordo che la trebbiatura del grano per me era una festa come l'uccisione del maiale. Insomma la mia vita di bambino era scandita dall'orologio delle stagioni. Rimanevo per quasi tutto il giorno solo. Mio padre e i miei fratelli andavano al lavoro. Mia madre e le mie sorelle lavoravano la terra.
Io passavo il tempo a catturare lucertole e ranocchi nello stagno accanto al Maricello. Un episodio? Mia madre infuriata perché, essendomi addormentato, complice il meriggio, in una capannina che mi ero costruito con le balle di paglia del grano dopo la trebbiatura, non riusciva a trovarmi e pensava che mi fosse successo qualcosa. Si mobilitò tutta la famiglia per la ricerca. Quando fui scovato una raffica di sculaccioni fu il minimo. Ma dopo l'ira, ricordo il viso dolcissimo e in lacrime di mia madre che mi abbraccia forte forte accarezzandomi quasi per farsi perdonare. Il paese? Un grumo di case appollaiate su un monte le une attaccate alle altre quasi a farsi forza tra loro. La solidarietà dei poveri. Ricordo l'animazione della domenica quando venendo su dal Maricello incontravo i miei cugini con i quali ci scapicollavamo per le strade.

 
Alcune informazioni


Il prof. Mario Guadagnolo è nato a Gizzeria prov. di Catanzaro il 27/6/1944 e risiede a Taranto.
Sposato con la signora Francesca Schinaia, ha due figli, Gianluca e Marco.
A tredici anni si trasferisce dalla Calabria a Taranto. Nel 1969 si laurea in lettere moderne presso l'Università degli Studi di Bari.
E' stato Ordinario di Italiano e Storia presso l'Istituto tecnico per ragionieri e geometri "Pertini" di Taranto, a riposo dal 1 settembre 2001.
Negli anni 1980/1985 ha ricoperto l'incarico di Assessore alla Sanità, Ambiente ed Ecologica al Comune di Taranto. Negli stessi anni ha ricoperto l'incarico di Presidente del Fondo per l'Impatto Ambientale e di Coordinatore delle Unità Sanitarie Locali della Provincia di Taranto. Nel quinquennio 1985/1990 ha ricoperto la carica di Sindaco di Taranto.
Attualmente ricopre gli incarichi di Difensore Civico del Comune di Taranto e di Vice Presidente Nazionale dell'A.N.D.C.I. (Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani) Si occupa di politica, società, storia e letteratura e collabora con diversi quotidiani e riviste.

E' autore di numerose pubblicazioni:
"S'è fatto professore" - Scorpione Editrice 1985
"Volare alto" 243 domande al sindaco di Taranto Mario Guadagnalo a cura di Antonio Biella e Mino Ianne - Politica & Società Editrice 1985
"C'è una volta Taranto"- Scorpione Editrice 1998
"Cella 12-Cronaca di due giorni di ordinaria ingiustizia" - Koinè Nuove Edizioni Roma 1999
"La farfalla ha ali spezzate"- Saggio su "Aldo Moro, la tragedia di uno statista" di Pierfranco Bruni-Editrice Il Coscile - Castrovillari 1999
"Taranto e il '900"- Scorpione Editrice - Taranto 2000
"Guglielmo Motolese, un vescovo del sud testimone del nostro tempo"- Scorpione Editrice - Taranto 2004
Cronaca della morte di un fiocco di neve"- romanzo - Koinè Nuove Edizioni Roma 2004
Taras-Tarentum-Taranto L'evoluzione urbanistica della città di Taranto dall'età greca ai nostri giorni" Scorpione Editrice - Taranto 2005 -
"Il '900 di Giovanni Acquaviva"- Scorpione Editrice - Taranto 2006

Collabora come opinionista al Corriere del Giorno di Taranto e alla Gazzetta del Mezzogiorno di Bari



Mario Guadagnolo a
Gizzeria Lido nel 1951
D> Cosa le viene in mente riguardando le foto della sua infanzia?

R> Purtroppo ho poche foto della mia infanzia. Allora non c'erano le videocamere e la macchina fotografica la mia famiglia non se la poteva proprio permettere. Le poche foto dei primi anni della mia infanzia riguardano soprattutto il mare. Mio padre costruiva sulla riva del mare, a Gizzeria Lido (alla Marina), una ciambra (probabile francesismo dal francese chambre) una capanna messa su con corde, canne, coperte e lenzuola. Questa era la villa al mare dove la nostra famiglia passava l'estate. Ovviamente io stavo sempre in acqua perennemente a mollo inseguito da mia madre e dalle mie sorelle.
Il sentimento è ovviamente di una profonda nostalgia non solo per una infanzia che ovviamente non può tornare ma per l'incantamento col quale si viveva una vita di sostanziale povertà senza maledire il destino. Io da bambino ero un sognatore e al tramonto, guardando l'orizzonte, mi immaginavo cosa potesse esserci al di là di quella linea. Non avevo parametri di comparazione perché non c'era ovviamente la televisione, giornali non se ne leggevano per cui misuravo la possibile realtà oltre l'orizzonte come una dilatazione del mio quotidiano, quindi un paese grandissimo con strade grandissime, con le automobi li e soprattutto con il cinema. Me ne avevano parlato del cinema ma non c'ero mai stato. Ah! Quanto ho desiderato andarci.

Tratto dal libro: S'è fatto professore

"A Gizzeria mio padre possiede una casa ereditata da suo padre e quattro tomoli di terra al Maricello, la parte bassa di Gizzeria Marina, che la famiglia coltiva con le colture stagionali: grano, barbabietola da zucchero, avena e l'orto per i bisogni di ogni giorno della famiglia.
Giuseppe va anche a giornata come bracciante presso "u patruni" don Vespasiano Trapuzzano, proprietario di migliaia di ettari nel territorio della Gizzeria piana, ufficialmente chiamata Lido per le spiagge senza fine e l'acqua pulita. Il periodo che vede Giuseppe fare il bracciante con don Vespasiano è quello nel quale i contadini parlano al padrone col cappello in mano, lo ringraziano per il lavoro e lo rispettano; la coscienza di classe è inesistente, l'occupazione delle terre è ancora lontana; qui siamo in un Sud che più Sud non si può, un Sud in cui si vive per sopravvivere e portare il pane a casa è già un miracolo.
E Giuseppe per mantenere i suoi sei figli non va certo per il sottile neanche sulla paga quattrocento lire al giorno per dodici ore di lavoro da spezzarsi la schiena. Siamo nella seconda metà degli anni quaranta.
Giuseppe però ha almeno un vantaggio, possiede quattro tomoli di terra al Maricello con una casetta pretenziosamente chiamata dalla famiglia, non ho mai saputo perchè, "a turra" cioè la torre. Naturalmente della torre non aveva assolutamente nulla. È una stanza con due grandi letti e quattro povere cose. In uno dormono Giuseppe e Caterina, nell' altro i sei figli. Una casetta costruita da Giuseppe, aiutato da un paio di amici, con creta, cemento e pietre raccolte nei campi, coperta dai "chiaramidi", le tegole rosse tipiche delle costruzioni della Calabria più antica."
 
D> E' mai tornato in paese o al Maricello? Quali cambiamenti l'hanno colpita di più?

R> Certo che sono tornato. Adesso, dopo la perdita di ambedue i miei genitori, un po' più raramente. A Gizzeria però abita ancora mio fratello Michele e a Sambiase mia sorella Rosa con relativi nipoti (tanti) per cui ci ritorno sempre volentieri per andare a trovarli. Quando stiamo insieme è sempre una festa. I cambiamenti sono notevoli. Al Maricello la "turra", la stanza nella quale vivevamo in nove è ormai diroccata. E' caduto il tetto ma i muri perimetrali ci sono ancora per cui è possibile ricostruire la vita che si viveva lì dentro, l'angolo dove dormivo io con i miei quattro fratelli, quello dove dormivano le mie sorelle, il posto del lettone di mio padre e mia madre, l'angolo delle provviste. La cucina era fuori in una stanzettina piccolissima dove mia madre accendeva il fuoco sull'imbrunire quando doveva preparare la cena per tutti. Aspettavamo mio padre e la cena era l'occasione per riunire tutta la famiglia intorno ad una tavola modesta sulla quale la carne compariva solo a Natale, a Capodanno e quando si sposava qualcuno. Il paese è cambiato in peggio. La modernità ha le sue esigenze. Quello che stride con la pace e la tranquillità di questi nostri paesi sono le automobili che invadono strade costruite per farci passare le persone, qualche asino o un carretto. Urbanisticamente Gizzeria è cambiata in peggio. Qualche palazzone a quattro piani spunta qua e là offendendo lo ski line di un paese che vive della sua unicità urbanistica.

Mario Guadagnolo
incontra Giovanni Paolo II

D> Come giudica la situazione sociale ed economica attuale dei paesi del Meridione e in particolare di Gizzeria?

R> Il Mezzogiorno a furia di essere liberato è rimasto per secoli suddito. Tutti si sono impegnati a liberarlo, spagnoli, francesi, svevi, angioini, bizantini. Anche i piemontesi e Garibaldi sono venuti a liberarlo. Gli americani anche loro. Finanche la democrazia nel secondo dopoguerra si è occupata del sud attraverso carrozzoni che hanno dilapidato migliaia di miliardi. Alla fine il sud è rimasto servo degli unici veri nemici che lo hanno tenuto schiavo da secoli, la povertà, la miseria, lo sfruttamento, la disoccupazione, l'emigrazione, le mafie. Da questi nemici nessun liberatore è riuscito ad affrancarlo. Io ritengo che il Mezzogiorno se non comprende che deve fare da sè, dare forza ai suoi uomini, elaborare, programmare, inventandosi iniziative industriali, puntando sul turismo e facendolo diventare impresa non andrà da nessuna parte. Non possiamo aspettarci nulla da nessuno. C'è l'Europa e il sud è nell'Europa. Giochiamoci questa opportunità e qualcosa di nuovo potrebbe verificarsi. Le voglio confessare una mia segreta ambizione che forse la farà sorridere. Se non fossi a Taranto mi piacerebbe, dopo aver fatto il sindaco della più importante realtà industriale del Mezzogiorno come Taranto, fare il sindaco del mio paese con i suoi quattromila abitanti. Immagino sia un'esperienza straordinaria, Scherzo. Gizzeria ha i suoi bravi amministratori ai quali auguro lunga vita amministrativa e buon lavoro. Cosa vuole Gizzeria è ormai un paese dal quale i giovani fuggono e non si può dar loro torto. Il lavoro abita altrove e loro devono andare a cercarselo deve c'è. Gizzeria è destinata a rimanere quel paese di vecchi donne e bambini che la maledizione dell'emigrazione gli ha imposto di essere fin dai primi anni del secolo scorso. Può darsi che si avvii a diventare luogo di villeggiatura per ex emigranti che vogliono ritornare al loro paese.



Mario Guadagnolo sulla sua moto

D> Una persona con una storia come la sua non può fare a meno di chiedersi che cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente? Crede che avrebbe comunque trovato una sua strada o realizzazione anche nella sua terra d'origine o all'estero?

R> Non lo so. La storia, anche quella personale non si fa con i se. Si possono fare solo delle ipotesi. La più probabile, se non mi fossero occorse le straordinarie vicende che narro nel mio libro, mi vedrebbe bracciante agricolo a Gizzeria o emigrante in qualche paese d'oltreoceano o europeo. Ma poi alla fine uno la sua strada la trova sempre, anche lontano da casa.

D> C'è qualche messaggio che vorrebbe mandare ai tanti Gizzeroti che hanno lasciato il paese e sono sparsi del mondo?

R> Vi voglio bene. A tutti. Vedete c'è una comune radice, una comune identità, un senso dell'appartenenza ad una comunità che deve farci sentire uniti e legati tutti. Per questa ragione hanno un grande merito persone come Bruno Iannazzo, che si dedica con amore a questo sito internet, come Michele Maruca Miceli di Gizzeria che ha l'intelligenza di editare ogni anno uno straordinario Calandariu iazzarotu e la bontà di mandarmelo, che mantengono vivo questo legame con le loro iniziative. Senza aiuti di nessuno, rimettendoci tempo e danaro, armati solo del loro entusiasmo queste straordinarie persone svolgono un ruolo importante che altri (le istituzioni) dovrebbero svolgere. Di questo noi tutti dobbiamo essere loro grati. Quello che anima queste persone e le spinge testardamente ad impegnarsi per la nostra comune identità e appartenenza non sono soldi o prebende che non ci sono ma il comune amore per il nostro paese e per la sua gente. Se riuscissimo ad incontrarci tutti sarebbe davvero bello. Un suggerimento a Iannazzo perché lanci l'idea e alle organizzazioni che pure ci sono per realizzarla. So che a Roma c'è un'organizzazione che richiama Brutium presieduta dal bravissimo senatore Giuseppe Nisticò, che tra l'altro ha avuto la bontà di volermi annoverare tra i calabresi illustri da premiare con una medaglia d'oro consegnatami in Campidoglio. Il Brutium potrebbe essere il punto di riferimento per iniziative importanti come quelle a cui ho fatto riferimento.
I have ha dream diceva Martin Luther King. Anch'io ho un sogno nel cassetto. Potervi incontrare tutti, stare un giorno con voi, riconoscermi e identificarmi in voi, nelle vostre storie come la mia fatte di povertà, di sofferenze, di emigrazione, di sradicamento dai propri affetti e dai propri luoghi. Incontrarci sarebbe come ritrovarci, riprendere un discorso interrotto, riannodare il filo di una storia spezzata, la nostra storia, le nostre storie, tutte uguali e simili alle altre storie di uomini del sud protagonisti di storie spezzate, alla storia di un Mezzogiorno che si è perso per strada e che non riesce a trovare la via del proprio riscatto.

I libri di Mario Guadagnolo


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