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Il mio paese tra lagune e faggi
di Ettore Iannazzo |
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Gizzeria, piccolo paese agricolo di bassa montagna,
bello e aperto nel panorama e nelle vedute del periodo
estivo, si erge altero tra la macchia mediterranea calabrese.
E' bellissimo nei sentieri verdi sopra i 1000 metri,
alla penombra dei grandi faggi dell'estremo nord del
territorio, altrettanto bello alla luce abbagliante
delle onde del mare dell'estremo sud lagunare dove un
terzo di spiaggia è adotto al turismo in modo
perfetto.
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Un rione di Gizzeria (disegno di E. Iannazzo) |
Il paese sta crescendo molto culturalmente in tutti
i campi e un po' meno economicamente; ma come è
possibile ciò? Le colline, i 2/3 del territorio,
sono coperte di olivi al posto della macchia: i conti
non tornano, c'è qualcosa che non va! Ma cosa?
Vediamolo.
L'olio che si produce non è gustoso perché
i palati oggi sono più raffinati ed esigenti
di prima: la gente, a parità del gusto che non
c'è, preferisce spendere 2-3-4-5 € invece
di 15-20; non si produce vino, eppure io so che le uve
bianche e le uve nere come il trebbiano, il greco e
il magliocco vegetano sane e biologiche sulle nostre
colline ben scassate; il latte sempre presente nelle
vecchie famiglie patriarcali è sparito; sparito
anche il miele poiché le guide sicure come don
Giovannino Iannazzo e altre leggende della storia economica
di Gizzeria da raccontare, non esistono più.
E non esistono più neanche i numerosi e grandi
artigiani del ferro, del cuoio e del legno come Mico
Buffone di un tempo ormai lontano, e se qualcuno c'è
ancora prende la pensione che aiuta egregiamente tutti
coloro che sono avanti con gli anni.
Attivo è, invece, il commercio alimentare; poi
funzionano bene le poche pizzerie e gli alberghi; l'industria
edile tiracchia nel senso che riesce a cavarsela; ma
ci sono anche molte case-torre ben arredate ma con scale
ripidissime senza corrimano, pericolosissime per la
caduta di anzianotti. Proprio quest'anno ce ne sono
state due: una con la testa rotta priva di conoscenza;
l'altra con l'avambraccio sinistro fratturato e altre
ammaccature sul corpo. La sicurezza non esiste neanche
in casa, esisteva invece, nelle casette basse della
montagna tipo ricetto o caselle prive di scale pericolose.
Sentiamo, ora, un po' della suggestiva storia. E' certo
che il nostro territorio era già attivo nel periodo
a cavallo tra il II e il I millennio a. Cr., quando
i nativi erano passati dalla caccia e raccolta di cibi,
all'allevamento e coltivazione sempre di cibi, per un
altro millennio ancora.

L'hydria di Cerzeto, testimonianza della presenza greca a Gizzeria
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Poi dalle coste ioniche calabresi arrivarono gli antichi
greci che cambiarono tutto: lingua, vestiti, cibi, capigliatura,
artigianato, arte e modo di pensare fino ai giorni nostri
che risultano dominati dall'incertezza ambientale a
causa dell'inquinamento che sta assumendo un aspetto
ancora più micidiale del precedente, e dall'incertezza
territoriale invasi come siamo dal commercio esterno
perché non riusciamo a sfruttare né in
quantità, né in qualità, questa
immensa distesa olivetata che dovrebbe essere, ma non
lo è, la nostra vera ricchezza sicura per creare
i veri nuovi e numerosissimi posti di lavoro certi per
tutte le donne e gli uomini giovani del paese oggi costretti
a stare al Ponte Rosato con le mani in tasca. C'è
davvero qualcosa che non va, ma cosa? Vediamo se ci
può aiutare la storia.
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Negli anni 40, ossia dopo l'impianto degli oliveti,
l'interesse economico del paese, fu rivolto verso l'arenile
demaniale del lago la Vota per impiantarvi vigneti di
uve da tavola. Ma dopo un ventennio incominciò
il loro abbandono, mentre la confinante spiaggia venne
presa d'assalto dall'abusivismo edilizio che minacciava
le poche vigne rimaste insieme alla riserva futura di
terra, in questo caso degli arenili e delle lagune utilizzati
anche dalle piante palustri e dagli uccelli acquatici.
Ma ecco che l'amministrazione comunale guidata dal Sindaco
Vittorio Rosato si attivò con le demolizioni
e tutto fu messo a posto. Contemporaneamente le grandi
vigne Iannazzo e Trapuzzano e le concessioni minori
furono, a poco, a poco, abbandonate o quasi e le poche
aree rimaste sono state trasformate in cipollete.
Ora c'è una diatriba tra quelli del Comune guidati
dal Sindaco Michele Rosato, figlio del compianto Dott.
Vittorio, e gli Ambientalisti: i primi orientati verso
l'economia dei posti di lavoro al centro e alla periferia
cittadina; i secondi verso la natura da proteggere e
conservare a ogni costo.
Questa sì che è una bella, anzi brutta,
gatta da pelare! E la stampa locale non aiuta molto
a far conoscere, a dipanare il problema nascondendo
o tralasciando quanto è stato già detto
e fatto su quell'arenile negli anni passati anche dal
sottoscritto che se ne è interessato fino al
1981 quando si formò un nuovo stagno salmastro.
Come si vede la situazione è confusa ed è
difficile venirne a capo con in testa i pregiudizi verso
persone e cose di questa materia così complessa
e importante per la storia recente del nostro paese
che qualcuno prima o poi dovrà raccontare per
fare luce. Comunque si sa chi vince queste dispute,
ma questo qualcuno sicuramente toccherà il fondo,
anzi lo farà toccare a tutti, e allora per forza
maggiore dovremo necessariamente tornare indietro.
Come se non bastasse, c'è da aggiungere la brutta
tendenza di fare di ogni cosa pubblica o privata, in
nome della politica che è dimostrato può
sbagliare, anzi sbaglia spesso soggetta com'è
alle ingerenze esterne non gradite. Si dovrebbe, invece,
guardare di più alla rettitudine, all'esperienza,
alla bravura, alla passione, all'entusiasmo messo nelle
cose da certi uomini e donne protetti e incoraggiati
da altri uomini, per il bene e la libertà di
tutto il paese.
Lo stesso principio si potrebbe estendere ad altri
uomini di Sambiase, Nicastro e S. Eufemia (abbreviati
Lamezia T.) e anche Catanzaro dove non mancano certo
uomini e donne illustri dell'economia, diciamo del lavoro
attuale e del passato che oggi, con i nuovi mezzi, chissà
quanti miracoli economici farebbero, ma senza imbrogli,
senza violenza, senza mafia, senza ingerenza.
Torniamo ora, al problema dei giovani, il più
importante dei problemi perché si tratta dei
nostri figli che nessuno fino ad oggi è riuscito
a risolvere pienamente e seriamente. Infatti, una parte
di essi, la migliore, è già andata via,
in cerca di fortuna, mentre gli altri, i più
piccoli ma comunque maggiorenni, sono rimasti completamente
a carico dello Stato tramite le pensioni che come abbiamo
visto, nei paesi aiutano molto; poi ci sono i buoni
mensili per piccoli lavori al Servizio Civile Nazionale.
Si tratta di due ripieghi insostenibili poiché
praticamente non si viene a produrre quasi niente e
si bisticcia. Infatti, la nuova tendenza per la nuova
sistemazione di Gizzeria, già al suo nascere,
è caratterizzata dai danneggiamenti, dai dispetti,
dalle intolleranze, dalle invidie, dalle gelosie, dalla
cupidigia, tutte brutte cose che non portano da nessuna
parte: si dovrebbe fare di meglio e di più per
il nostro popolo agendo lealmente e nell'accordo; ma
queste sono virtù, ahimé, lontane.
Mi fa piacere che per la fine del '900 le mie iniziative
e i miei scritti lametini abbiano dato i loro primi
frutti: siti internet, associazioni, museo don Francesco
Maiolo, incontri culturali, riviste e giornali lametini,
calendari, guide turistiche e quant'altro. Però
vorrei che gli autori delle suddette opere ringraziassero
sempre, citando la fonte alla quale si abbeverano in
maniera così evidente fino a ripetere, sui depliant,
le stesse parole, gli stessi titoli e addirittura c'è
mio figlio che viene copiato pari, pari e in continuazione
spogliato del suo materiale culturale, senza che nessuno
si prenda la briga di citarlo o comunque ringraziarlo
in qualche modo.
Al contrario, il suo sito non compare in ciò
che organizzano questi signori come se avesse arrecato
un danno al paese: maledetta invidia, quanti danni arrechi
veramente ed esclusivamente tu al nostro "paisza
paiszellu" (G. Cicco).
A questo punto bisogna porre un freno agli errori,
ormai troppi, che costano molto alla comunità
invitando tutti coloro che ci seguono, a prendere in
mano ed esaminare attentamente l'ultimo depliant stampato
per Gizzeria e il suo territorio.
Si tratta di un foglietto A4 a colori diviso in sei
parti, più un titolo avviluppante, stavo per
dire avvolgente, di un'intera pagina ingarbugliata e
incompleta. Dietro c'è l'altra pagina, anch'essa
divisa in tre parti, che poteva essere più equilibrata,
meno incerta, più leale per evitare critiche
troppo negative.
Prima invettiva: "Cosa visitare" nella totale
confusione;
Seconda invettiva: pubblicità troppa, non per
numero, ma per grandezza;
Terza invettiva: la fascetta copertina priva di cielo
perché tagliato bruscamente dalle associazioni
di categoria;
Quarta invettiva: questa è una mia aggiunta riferita
ai tre-quattro studiosi e una studiosa che s'interessano,
diciamo amorevolmente, del paese. Due di loro lo fanno
in maniera insoddisfacente perché nelle pubblicazioni
e sui siti internet non citano le fonti per come è
legge ed eclissano la fama e la bellezza di uomini e
cose del loro paese, anzi una di loro ignora apertamente
gli autori che l'hanno preceduta.
Mi sembra si tratti della solita piaga d'irriconoscenza
e ingratitudine verso i benefattori o benemeriti che
pure esistono. Ma sono certo che le cose cambieranno,
sono certo che i nostri giovani potranno lavorare sul
serio in paese producendo ricchezza, sono certo che
ritorneranno le guide economiche oggi purtroppo scomparse,
però ad un patto: che si abbandonino i pregiudizi
e si metta da parte l'alterigia di massa rovina dei
popoli nuovi.
Gizzeria oggi, purtroppo, soffre di questi mali come
altri paesi in Calabria dove in alcuni alligna addirittura
l'antistato che scoraggia tutti.
Un'ultima cosa per annichilire o annientare chi tenta
in tutti i modi di eclissare una luce tanto intensa
del paese.
A Gizzeria attualmente esiste uno, dico uno soltanto
monumento nazionale finora riconosciuto dallo Stato
ed è il Palazzo Iannazzo. Se poi col tempo usciranno
altri monumenti, anzi moltissimi altri, tanto meglio
per il nostro "paisza" per come ha scritto
per la prima volta uno dei proprietari del Palazzo.
Altri monumenti come l'hydria di Cerzeto, gli conferiranno
un più alto prestigio che tutti vogliamo, e non
dico questo per faziosità: forse che dovrei vergognarmi
di essere proprietario di un monumento? Sono altri,
invece, che dovrebbero vergognarsi, quando tentano in
tutti i modi di eclissarlo arrecando un danno al paese!
Ma lo sapete che ci sono altri centri del Lametino
che se non hanno un monumento lo inventano? Qui invece
i nostri studiosi, e non solo essi, lo nascondono alla
Comunità Montana perché se fanno il contrario
pensano di favorire chi vi abita ancora della famiglia
originaria. E' vero che bisogna rispettare la volontà
degli altri, ma a me questa non sembra una cosa ben
fatta. Mi sembra senza senso.
E ora, per disintossicarci di quanto abbiamo detto,
e per riposarci un po' all'aria pura e balsamica dei
primi Monti Lametini, saliamo su.
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Si parte dal bivio "Duminicu Jornu" non senza
prima aver raggiunto il punto panoramico del Mitoio
per vedere contemporaneamente Lamezia e Catanzaro; si
prosegue per il bivio Colle Jungi (un terzo di cammino),
sede del grande faggio "matricino" delle conserve
di neve, ora scomparso; si continua il cammino tra grandi
faggi e piccoli ciclamini fino all'Ostello della Comunità
Montana, ahimé, devastato da malfattori sul crinale
di Serra Pelata, il magnifico punto panoramico calabro-siculo
o italico da dove gli antichi montanari vedevano Eolo
sullo Stromboli soffiare i venti, quelli che con gambaletti
di lana e pesanti mantelli, camminavano scalzi per le
strade anche d'inverno, mentre per cercare funghi e
legna nei boschi, si calzavano con i "zaricchi"
o porcini perché fatti di pelle di porco (un
altro terzo di cammino); si completa il giro sostando
ai tavoli dell'Aria do Pecuraru dove una piccola sorgente
fresca ci disseta, dopodiché si chiude il giro
di 5 Km tornando al bivio del Mitoio. |
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Il grande faggio, oggi scomparso |
Voglio chiudere questo scritto con una preghiera per
i benemeriti studiosi di Gizzeria: per cortesia, non
copiatemi più senza citarmi perché vuol
dire che non mi ritenete una fonte, e ciò non
mi sembra giusto. Se azzecco un titolo, potete anche
copiarlo, però dovete avere il coraggio di dirlo
citandomi, magari otturandovi il naso, d'accordo?!
Inviate i vostri commenti all'indirizzo gizzeria@iannazzo.it
Gli editoriali precedenti:
Ottobre 2006 - Bruno Iannazzo - The best of both worlds