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Il dialetto di Gizzeria
Spiegazione di alcuni proverbi, detti e modi di dire

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Dei tua, malu dira e no malu sentira
Dei tuoi, parlare male, ma non sentire male
Questo detto fa riferimento al fatto che spesso spinti dalla rabbia o dalla delusione, ci si abbandona a lamentele nei confronti dei parenti più stretti (i tua), ma non è tollerabile sentire gli altri parlarne male perché il loro parlare male potrebbe essere malvagio e in ogni caso dà fastidio. Tipico esempio è la madre che parla male dei figli, ma guai a dirle male dei figli. Un altro esempio si ha quando una donna viene lasciata: in quel momento è facile parlare male con lei del suo ex, ma nel caso in cui i due tornino insieme il rapporto ne risulta leso e quindi gli antichi propongono cautela.

Cu tri parmi e a chjcatura
Con tre palmi e la piegatura
Il palmo è la lunghezza del palmo di una mano e la piegatura è all'incirca la larghezza di un dito. Una cosa fatta con tre palmi e la piegatura è una cosa fatta con pignoleria e prendendo le misure a dovere. La frase si riferisce spesso a persone che compiono una cattiva azione. Ad esempio se qualcuno cerca di giustificare un gesto cattivo, una persona scettica può rispondere "L'ha fattu cu tri parmi e a chjcatura".

China vò, anda, china no, cumanda
Chi vuole, vada, chi no, mandi
Un proverbio abbastanza evidente che è analogo all'italiano "Chi fa da se, fa per tre", nel senso che una cosa è meglio farla da soli finché è possibile.

China lassa a via vecchja pé a nova, peiu anda, peiu trova
Chi lascia la via vecchia per la nuova, cammina peggio e trova di peggio
Questo proverbio è piuttosto interessante, poiché la versione italiana più comune è "Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova". La versione dialettale (presente in questa forma anche nel meraviglioso libro "I Malavoglia" di G. Verga) è più pessimista e assicura che cambiare strada, intento o rischiare è sempre sbagliato. Questo punto è essenziale per comprendere la cultura paesana che si oppone ai cambiamenti e all'iniziativa rischiosa ma c'è un detto che dice "Chi non risica, non rosica".

U gabbu coglia, a jestima no
Il gabbo colpisce, la bestemmia no
Bellissimo detto che entra nel cuore della cultura gizzerota, attraverso il concetto di "gabbo". Il gabbo è in parole povere la meraviglia che si prova nel vedere una persona ridotta male (in realtà "il gabbo" è molto di più, ma richiederebbe una pagina a sè), una meraviglia spesso associata a un celato godimento. La superstizione vuole che chi prova questa meraviglia poi si troverà nella stessa situazione della persona commiserata. La bestemmia invece è un augurio di morte o sciagura riferito a una persona, e può "colpire", cioè avere effetto, ma in genere non lo fa.
Al di là della semplice superstizione, il detto nasconde una verità molto forte e cioè che la vita presenta inevitabilmente alti e bassi e non si può escludere che quello che commiseriamo negli altri, ci capiti in un momento futuro.

 
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