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Il territorio di Gizzeria
di Ettore Iannazzo

Il territorio di Gizzeria, un triangolo terrazzato, abitato agli angoli BC, ampio 35,93 chilometri quadrati che ha per vertice A monte Monaco (1290 m), è rinserrato tra la dorsale di Serra Pelata solcata dal torrente Grima fino alla foce B, e il bacino idrografico del torrente Zinnavo fino alla svolta idrica della Pigna, dove il confine amministrativo prosegue lungo il bassopiano di San Sidero e Cerzeto, per poi congiungersi col torrente Spìlinga alla confluenza e da questa alla foce C che dista dalla prima 8,150 chilometri di spiaggia balneare all'incirca la stessa distanza che separa la vetta della montagna e il mare (da cui la superficie S=bxh:2=Kmq. 35,93, con baricentro S. Giovanni).

Dalla cresta maggiore di monte Monaco o Telegrafo (il punto è fortemente panoramico), ha origine il poderoso crinale che va esaurendosi tra le basseterre dell'ex Capo Condurro e il promontorio di Capo Suvero. Questo crinale sorgente di acque, delimitato dallo Zinnavo e dal Tridattilo, è solcato dal torrente Casale il quale, pur essendo più piccolo dei precedenti, a quota 200-300 s.l.m., forma il burrone più grande perché attraversa
la mite Valle Masi. Infatti la natura calcarea delle rocce è diversa dalle filladi della montagna, mentre, probabilmente, sarà simile al sottosuolo che ha dato origine alla formazione costiera delle Vote e della penisola a lingua delle Concessioni da restaurare nella flora e nella fauna terracquea [oggi la penisola si è chiusa a formare il lago la Vota Nuova (ndBI)].

Gizzeria sorge su questo antichissimo crinale, tra terre fortemente contrastate fatte di piani, declivi, sommità e profondi burroni, tra terre fortemente soleggiate che sono la causa della nebbia primaverile sopra i 400 s.l.m., quando il calore incontra i due declivi freddi di Pianolizza (Via Albania) e del timpone (dorsale) esposti a nord-ovest.
Il paese che si trova più a sud del Castello di Lamezia Terme (D5), è adagiato ai piedi di un massiccio di roccia friabile (quarzo e mica = Micatundo), è aperto ai venti di ovest-sud-ovest, è chiuso direttamente al vento di levante, è vicino a sorgenti perenni di acque, verdure e zuccheri spontanei che vengono direttamente dalla terra.


L'ulivo, compagno della vita dei Gizzeroti
 

Circa 1/3 del territorio oggi risulta coperto da 140.000 olivi piantati in sessant'anni di duro lavoro (1900-1960 ca) e con grande amore, quello stesso amore che ha fatto dell'olivo, l'albero sacro del Mediterraneo da sempre e per vari motivi:
1) perché è immortale e se si taglia forma i polloni;
2) perché rappresenta il nostro petrolio sin dall'antichità dell'isola di Creta culla d'Europa, dove era parte integrante della felice famiglia mediterranea;
3) perché oggi, sulle fasce costiere della penisola italica, la Calabria, è diventato natura al posto della macchia mediterranea, assumendo così, la difesa dell'aria (eliminazione dell'anidride carbonica) *, per la salute del grasso che, se è ben prodotto, evita le crisi cardiache e fa parte dell'alta alimentazione come i dolci fatti in casa o come le verdure spontanee;
4) perché somiglia stranamente allo stesso uomo che lo utilizza in tutte le sue parti: impiega 20 anni per diventare adulto; soffre il freddo e l'umidità; ama la luce; vuole mangiare bene e variato; è sempre vegeto; ama riunirsi in gruppi; è infastidito dagli insetti; non vuole essere maltrattato, specialmente nei frutto-figli;
5) perché col suo tronco contorto e antico, formato da un cilindro su base troncoconica nascente dalla flora olivicola, a volte forma sculture viventi nel caratteristico areale.

* per l'economia di 52000 olivicoltori più i familiari e le categorie annesse (potatori,
raccoglitori, ecc.)


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